Il Piccolo Principe

12 03 2010

“Il piccolo principe” è l’opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry. Pubblicato nel 1943, è un racconto molto poetico che, nella forma di un’opera letteraria per ragazzi, affronta temi come il senso della vita e il significato dell’amore e dell’amicizia. È fra le opere letterarie più celebri del XX secolo e tra le più vendute della storia: è stato tradotto in più di 180 lingue e stampato in oltre 50 milioni di copie in tutto il mondo.

In un certo senso, costituisce una sorta di educazione sentimentale. L’opera, sia nella sua versione originaria che nelle varie traduzioni, è illustrata dagli acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici che sono celebri quanto il racconto.

Personalmente ritengo che “Il Piccolo Principe” sia uno dei migliori libri al mondo e non solo per i bambini ma per tutti. Un libro che trasmette molto piu’ di quello che appare all’inizio e proprio per questo che lo consiglio a tutti e perchè no, anche di rileggerlo a distanza di qualche anno per vedere e capire le differenze che ci trasmette tale lettura.

Termino lasciandovi un piccolo passo del libro che a me piace molto e alla quale non vi è nulla da spiegare.

…Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.
“È una grossa economia di tempo”, disse il mercante, “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana”.
“E cosa se ne fa di questi 53 minuti?”
“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…” »

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12 03 2010
Marco

Si viaggia per arrivare o si viaggia per vedere, scoprire, fermarsi, perdersi?
L’impulso a viaggiare fa parte della natura umana: è lo stimolo a conoscere luoghi nuovi, a perdersi nell’immensità del mondo, una passione che ci divora e ci arricchisce allo stesso tempo; come il desiderio di felicità. Mentre per l’adulto nella maggioranza dei casi il viaggio è un intervallo necessario e a volte anche noioso, per arrivare alla meta, per il bambino spostarsi è un itinerario fatto di tanti punti intermedi, ognuno dei quali è più importante del punto di arrivo che rappresenta solo la fine delle scoperte e dell’avventura; il contrario di un adulto.
Quando si viaggia con un bambino, occorre fare una scelta: Decidere se s’intende piegare il piccolo viaggiatore alle nostre condizioni per trasformarlo in un adulto cosciente, che non perde tempo (perché il tempo è denaro!) e arriva solido e diritto alla meta prefissata. O al contrario decidere se rinunciare a qualche programma, decidere di perder quell’autobus, quel treno, per fermarsi a raccogliere quel sassolino, per arrampicarci su quella statua, per stenderci su un prato e dare una forma alle nuvole (solo per fare qualche esempio). Decidere se imparare di nuovo a vedere, osservare quel particolare sottovalutato, trasformarci in turisti-esploratori con gli occhi e quello spirito che solo i bambini ci possono insegnare. Siamo abituati a studiare sui libri e a ricercare conferma di quanto imparato nella realtà che ci circonda. Il bambino il monumento lo scopre attraverso ciò che lo interessa, lo stupisce, lo meraviglia. E i bambini notano dei particolari cui non faremmo mai caso, così vincolati a guardare sempre quello che ci hanno insegnato, la statua più famosa, la torre più alta, il quadro più importante.
Io sicuramente continuerò a godermi ogni attimo della mia vita e ogni cosa che farò senza pensare al tempo che scorre e anche pur avendo una meta non smetterò di viaggiare per vedere, scoprire, imparare, ecc…

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