di Ivan
Guardando gli ultimi sviluppi, sembra che il bene dell’Adda non interessi a nessuno. Istituzioni che concordano l’ampliamento delle cave, privati che vendono i terreni ai cavatori, spazzatura gettata qua e là, un po’ d’indignazione condita con il disinteresse generale. Ebbene, questo post è dedicato a una scelta controcorrente, un segnale vero e concreto di ribellione. Protagonista è una famiglia di Bottanuco, che possiede un’area boschiva sulle rive dell’Adda, all’incirca di 1.000 metri quadri. Quell’area l’hanno ereditata dai loro avi: non vale molto e non ci vanno mai, perché è circondata da piante e rovi ed è praticamente inaccessibile. Succede che quest’area finisce nelle mire dei cavatori, i quali hanno già acquistato dai privati tutte le fasce attorno. Gli resta quel quadrato. Ma la famiglia non ne vuole sapere, anche se i cavatori arrivano a offrirgli 500 volte il suo valore effettivo (migliaia di euro) pur di radere al suolo il bosco per estrarre la sabbia. Non sono ricchi: è una famiglia media che ha sempre tirato avanti anche senza quei soldi. E che ha deciso di dire di no pur di salvare quel pezzo di bosco. A questo punto, i cavatori spiegano alla famiglia che è obbligata a vendere loro quel terreno, perché hanno avuto l’autorizzazione a cavare. Questo non è assolutamente vero, perché un terreno non può essere espropriato per interessi privati, e la famiglia non ci casca. Il risultato è che quel pezzo di bosco resta l’unico quadrato su cui i cavatori non possono mettere le mani. Conclusione: dietro le cave ci sono moltissimi cittadini che hanno fatto affari d’oro, vendendo a caro prezzo delle aree che – economicamente – non valgono niente. Molti di loro, è comprensibile, avevano davvero bisogno di quei soldi. Ma possibile che quei terreni appartenessero solo a famiglie povere?
Cave all’Adda: c’è anche chi si ribella (per davvero)
24 01 2008Commenti : 13 Commenti »
Categorie : Cittadini
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